Il negging in psicologia è una tecnica manipolatoria, basata su commenti svalutanti mascherati da ironia o falsi complimenti, usata per minare l’autostima dell’altro.

Quando ho visto che Carlo D’Angiò – esperto di marketing e comunicazione che seguo da anni – aveva scritto una guida sull’uso del negging nel blogging, l’ho subito letta con curiosità.  La chiave che propone Carlo è però diversa dal negging psicologico: non si tratta di svalutare, bensì di usare la provocazione come filtro,  per rivolgersi solo a chi è davvero interessato e pronto a fare concretamente un passo in avanti.

Mi aspettavo che   fosse un manuale tecnico di marketing: consigli su come scrivere per convincere, attirare clienti, trasformare un blog in uno strumento di business.
In parte è proprio così, il sottotitolo parla chiaro: “Dieci regole per trasformare il tuo blog in un club privato. E lasciare fuori chi non è all’altezza”.  Ma in  questa guida ho trovato qualcosa in più: con il suo stile ruvido e provocatorio, mi ha suggerito riflessioni che vanno oltre il blogging, utili anche per chi, come me, si occupa di scrittura come strumento di creatività e crescita.

Le 10 regole del Decalogo

Il cuore del testo è un decalogo  che ribalta provocatoriamente l’approccio tradizionale al blogging:

  1. “Chiunque” non compra – Scrivere per tutti significa non parlare a nessuno: il blog deve essere un filtro.
  2. Dividi et impera – Scegli argomenti che dividono, non che accontentano tutti.
  3. Chi clicca è già tuo – Il titolo deve essere un test d’ingresso, non un invito gentile.
  4. Il mistero converte più del manuale – Non spiegare tutto, insinua e lascia tensione.
  5. Scrivi come colui che è già stato scelto – Non tentare di convincere, ma parlare come chi ha già uno status nel settore.
  6. Il pugno e lo specchio – Provocare chi non è pronto, per selezionare.
  7. Clicca pure, se te la senti – Call to action che selezionano, non che supplicano.
  8. Basta spiegare. Comanda – Parlare da mentore ruvido, non da educatore gentile.
  9. L’articolo non è una guida. È un palco – Non insegnare, ma incantare e provocare.
  10. Non chiudere il cerchio. Lascia aperta la porta – Non dare soluzioni, ma lasciare un uncino emotivo che richiami.

Per il marketing, per la crescita, per le relazioni

Nella guida ho trovato princìpi che, a mio parere, valgono per la scrittura nel marketing, per la scrittura come strumento di introspezione e crescita, e anche per le relazioni interpersonali:

  • Le parole scelte e lo stile comunicativo stabiliscono un confine che rivela chi siamo e chi vogliamo incontrare.
  • Scrivere con intenzione significa essere presenti e consapevoli, non proporre contenuti deboli solo per compiacere.
  • Se “l’articolo è un palco”, la componente teatrale fa emergere la dimensione creativa, espressiva e artistica della scrittura.
  • Nel marketing la parola serve a posizionarsi, a filtrare, a “vendere”, nel mio campo è  uno strumento di cura, espressività e trasformazione: due prospettive diverse ma che rivelano entrambe la potenza dirompente della scrittura.

Che tipo di voce?

Il Decalogo del Blogger – Negging  è un testo che provoca, oltre il marketing. Alla fine la domanda che secondo me lascia al lettore è semplice ma potente: “Che tipo di voce voglio avere nel mondo digitale?”

Una provocazione che può essere ampliata: “Che tipo di voce voglio avere nel mondo?”

Perché scrivere non è mai neutro. Richiede scelte. E ogni scelta consapevole è già un atto di crescita.

Che si scriva per vendere, per guarire o per cambiare, il punto in comune è la consapevolezza e la presenza a se stessi.

E in questa guida, a ben vedere, ho ritrovato una delle convinzioni che ispirano il mio lavoro: scrivere è un atto meditativo.