Quando parliamo di scrittura autobiografica, spesso pensiamo a un racconto fedele dei fatti, una specie di cronaca, una sequenza di episodi oggettivi. Ma chi ha sperimentato la scrittura autobiografica sa che non è così.
Rispetto alla stessa esperienza possiamo narrare storie molto diverse. Perché scrivere significa scegliere. Scrivere di sé è guardare dentro la vita e decidere quali immagini salvare, quali parole custodire, quale senso dare a ciò che è accaduto.
La Bambina Fiore
La Bambina Fiore è il libro autobiografico che ho scritto nel 2016, insieme alla mia coautrice Rossella Calabrò. Un testo in cui ho condiviso il mio percorso di madre di una figlia con gravi pluridisabilità. Scrivendo ho dovuto scegliere, e ho scelto di raccontare un percorso di senso ritrovato, dall’abisso dello smarrimento, fino all’accettazione.
Ma avrei potuto scrivere un’altra storia: quella della rabbia, della fatica, della perdita inconsolabili.
Entrambe sarebbero state vere. Ma avrebbero aperto al lettore, e soprattutto a me stessa, mondi opposti.
Narrare per trasformare
Scrivere non è riportare i fatti, è guardarli da un punto di vista, è “posizionarsi”. In questo atto di selezione, di messa a fuoco, la scrittura diventa già trasformazione. Non cambia ciò che è accaduto, ma cambia il modo in cui ci si pone davanti a ciò che è accaduto.
La scrittura autobiografica diventa allora un esercizio di libertà interiore: scelgo quali immagini salvare, quali parole dare alla mia esperienza, quale tono assumere.
Ogni vita, e ogni dolore, contengono molte storie possibili. C’è la storia della ferita che paralizza, c’è la storia della resilienza che cresce piano, c’è la storia del senso che rinasce. Nella scrittura tutte sono a disposizione, sta a noi scegliere da quale prospettiva vogliamo raccontarci.
Questo non significa tradire la verità: significa riconoscere che la verità è plurale, che i fatti non esistono mai senza uno sguardo che li attraversa.
Scrivere come atto creativo
Scrivere di sé è un atto creativo, non una semplice testimonianza. È tessere una trama tra eventi e significati, dare forma a un paesaggio interiore, creare legami fra ciò che è stato e ciò che è possibile.
La scrittura autobiografica non guarisce magicamente le ferite, ma aiuta a renderle abitabili, aiuta a starci dentro con un altro respiro, con una voce che sceglie, plasma e, scrivendo, si ritrova.