L’ascolto non gode di buona salute nella nostra epoca, è un’esperienza molto trascurata, sovrastata dalla dimensione visiva e dall’imperativo di esporsi e parlare. Siamo costantemente bombardati da stimoli e informazioni, i social media sono un palcoscenico dove ci si mostra e si declama.

La comunicazione efficace viene spesso associata solo al parlare, tanto che si vendono numerosi corsi di formazione che insegnerebbero tecniche infallibili per catturare l’attenzione, per emergere da questo continuo rumore di fondo parlando ‘meglio’ e più forte degli altri. Ma la verità è che una buona ed efficace comunicazione parte sempre dall’ascoltare e non dal parlare, perché solo dopo aver veramente ascoltato possiamo comunicare in modo pertinente, centrato, rispettoso e assertivo.

È l’ascolto che ci permette di passare dal parlare, più o meno bene, all’entrare in relazione, è l’ascolto che ci consente di considerare gli altri come veri interlocutori e non solo come un pubblico. Trascurandolo ci priviamo di una grande varietà di bellissime e significative esperienze, sonore, musicali, emotive, relazionali.

Assediati dalla fretta, distratti da innumerevoli stimoli superficiali, spesso rinunciamo a creare relazioni di qualità e trascuriamo anche quell’ascolto profondo e autentico che dovremmo dedicare a noi stessi e alla nostra interiorità.

Connettersi consapevolmente a se stessi, agli altri e al mondo in cui siamo immersi, richiede una qualità di ascolto simile a quella delle persone non vedenti: sequenziale, approfondita, attenta e paziente. Ma il tempo, l’attenzione e la pazienza sono risorse sempre più scarse nella nostra società che corre incessantemente. Eppure, è proprio in questo continuo affrettarsi che rischiamo di perdere il contatto con la bellezza e con il piacere.

L’ascolto è un’arte che richiede tempo, cura e dedizione, ma ci si guadagna in profondità e consapevolezza e i suoi frutti si manifestano in un senso rigenerato di umanità.

(Tratto da ‘Una cieca bellezza, sguardi, cecità e meraviglie‘ di Elena Malagoli e Filippo Visentin, pag. 37-38)

Il mio percorso ‘Una cieca bellezza, la meraviglia che nutre e che cura’