Una storia di amore e di tenebra

Per comprendere, almeno in parte, la questione israelo-palestinese, io consiglio un libro che considero un capolavoro: Una storia di amore e di tenebra, di Amos Oz.

La prima volta l’ho letto circa 20 anni fa, poi l’ho riletto altre due volte. E ora che quella terra è martoriata senza pietà e la giusta indignazione rischia di scivolare nell’ingiusto e inutile odio, vorrei rileggerlo ancora.

Non è solo un’opera di grande letteratura, l’avvincente epopea autobiografica di una famiglia lungo 120 anni di storia, ma anche una chiave per comprendere meglio le dinamiche profonde di quella terra così lacerata.

Questo libro, ad ogni rilettura, mi ha sempre suscitato profonda commozione e compassione per entrambi i popoli, avvinghiati da oltre 80 anni in un corpo a corpo di incomprensione e dolore, in una fitta trama di “amore e di tenebra”.

L’arte come complessità

Penso che il valore dell’arte sia proprio questo: ci educa a saper stare nella complessità.

Mentre i social, e ormai anche il giornalismo e la politica, semplificano, giudicano,  polarizzano, gridano, l’arte ci ricorda che ogni vicenda umana è fatta di molte voci, di molte storie intrecciate. E che solo attraversando la fatica di questa complessità possiamo calibrare interventi più saggi, utili e lungimiranti.

Questo non significa rimanere neutrali, non significa tacere, minimizzare i crimini e indulgere al relativismo. Ma credo che sia doveroso  prendere posizione in modo consapevole della complessità, per non aggiungere il nostro pericoloso granello alla montagna di odio che ci circonda e che rischia di travolgerci tutti.

Del resto è proprio un altro gigante della letteratura, Fëdor Dostoevskij, a ricordarci che “Ognuno è colpevole dinanzi a tutti, per tutti e di tutto”.

Un antidoto all’odio

Non so se la politica o la diplomazia troveranno mai soluzioni ai conflitti che tormentano la nostra epoca. Ma so che senza un’educazione all’umano non ci sarà mai vera pace.

Ed è proprio l’arte, più di ogni altra disciplina (persino della mia amata filosofia!), ad offrirci questa possibilità.
Le arti e la letteratura sono un antidoto potente contro l’odio perché ci permettono di familiarizzare con la complessità e la profondità.

A differenza della propaganda non ci dicono chi ha ragione o torto, non ci dicono chi è il “buono” e chi il “cattivo”, non tifano e non parteggiano, ma da una dimensione libera e universale ci aiutano a riconoscere l’interconnessione, la dignità e la sofferenza di tutti.

Per questo, mai come oggi,  tornare ai maestri dell’arte e del pensiero è una necessità vitale, se vogliamo che il nostro sguardo e la nostra voce restino consapevoli, liberi e umani.