Il Vangelo della chiamata

Nel Vangelo di questa domenica (Matteo 4, 12-23) Gesù, camminando lungo la riva del mare, chiama con sé alcuni pescatori, per farne “pescatori di uomini”.

Non sceglie né dotti, né potenti, né persone impeccabili.
Sceglie chi sa gettare le reti nel mare di una vita comune, ordinaria, fatta di fatica, di duro lavoro per guadagnarsi il pane, di affetti, di famiglia.

Ma ciò che mi colpisce non è solo chi sceglie, ma il fatto che scelga qualcuno.

 

Non ha voluto fare tutto da solo

Gesù avrebbe potuto fare tutto da solo, nel Vangelo l’abbiamo visto compiere miracoli, camminare sulle acque, guarire i malati e fare risorgere i morti, infiammare le folle con la sua parola.

Una personalità così potente e carismatica non aveva certamente bisogno dell’aiuto di qualcuno.
E invece no, ha scelto di non fare da solo, ha scelto di chiamare con sé degli uomini semplici, e li ha scelti come discepoli, amici e collaboratori, non come servitori o dipendenti.

È una scelta che dice qualcosa di profondo su questo Dio del Vangelo.

Un Dio che chiama e invita, che affida il suo Regno alle mani  degli uomini, a cuori generosi ma fragili, a persone che sbaglieranno, tradiranno, fuggiranno, ma che comunque continueranno a rispondere a quella chiamata d’amore, anche se in modo imperfetto.

Persino Dio sceglie la relazione, non perché ne abbia bisogno, ma perché la relazione è la vocazione profonda di Dio e dell’uomo.

Lo faremo insieme

“Vi farò pescatori di uomini”, dice Gesù.
Non dice: “Lo farò io”, dice: “Lo faremo insieme.”

Se persino Dio non ha voluto realizzare il Suo Regno da solo, tantomeno noi siamo chiamati a farcela sempre da soli, né siamo chiamati a essere perfetti e autosufficienti, come vorrebbe certa martellante retorica individualista.

È umano avere bisogno degli altri, e camminare insieme, affidarsi, sostenersi, sbagliare, perdonarsi, ricominciare. Ed è proprio questa umanità che Gesù ha scelto e chiamato con sé.

Questo Vangelo parla di un Dio che non chiama i salvatori solitari, gli uomini “soli al comando”, gli individualisti, perché ama le reti intrecciate, le mani che collaborano, le vite che si sostengono e che solo insieme possono realizzare qualcosa di grande, di pienamente umano e divino.

E anche noi, qualunque sia il nostro sogno e il nostro cammino, possiamo imparare a sognare e a camminare insieme.

Perché siamo tutti connessi, come una rete gettata nel grande mare del sogno più bello di Dio.


Non sono un’esperta di Scritture, sono solo un’innamorata della bellezza del Vangelo e provo a raccontarlo per come lo sento, a titolo personale