I file Epstein rivelano una rete trasversale di depravazione e abiezione da lasciare sgomenti.
Alcuni dicono che tali atrocità siano un effetto del turbo capitalismo.
Penso sia una spiegazione semplicistica e per certi versi rassicurante.
L’ essere affaristi miliardari non comporta automaticamente farsi portare bambini per abusarli e torturarli, né sostenere guerre che causano decine di migliaia di vittime perché si è ricattabili.
Questo non è il capitalismo, questo è il Male (con la maiuscola).

Il male esiste, diamogli il nome che vogliamo (demonio, capitalismo, pazzia, ecc) ma esiste, da sempre e – temo – per sempre.
Semmai il capitalismo, la società, la follia, il potere, ecc. possono essere dei “facilitatori”, degli strumenti, delle opportunità, ma non la causa diretta.
Il male esiste, i suoi semi sono dentro ciascuno di noi e ogni giorno siamo chiamati a scegliere se coltivare quel seme, facendolo crescere, o coltivare – faticosamente e sempre fallibilmente – il bene, la bellezza, l’umanità.
La partita dell’umanità, nostra e collettiva, si gioca tutta in questa scelta quotidiana.
Forse questo è anche il senso più profondo della libertà, e della vita.

Da che parte stiamo, noi, singolarmente, concretamente, può influire sulle sorti del mondo.
Tra il buttare giù da un autobus un bambino in mezzo al nulla, perché qualcuno ci ha convinto che sia un nemico untore, e farselo portare in aereo per abusarne, e bombardarlo in una guerra voluta dai potenti per torbidi motivi, c’è una significativa differenza di grado ma non di qualità, il seme è lo stesso.

Il termine ‘diavolo’ deriva dal greco ‘dia-ballo’, cioè ‘dividere/separare’.
Il diavolo non è una strana creatura con la coda, le corna e il forcone, il diavolo è ogni forma di divisione e separazione dagli altri, che ci porta ad abusarne, in molti modi diversi e con gradi diversi.
Questi signori del male, questi dèmoni, governano il mondo e lo stanno dividendo e lordando e offendendo in modi disumani e feroci.
Ogni volta che ci vogliono convincere che c’è un nemico da emarginare o da combattere o da uccidere, restiamo uniti, restiamo vigili e consapevoli nelle nostre scelte, restiamo insieme: è una risposta potente al “diavolo”, cioè alla separazione.
Ed è una risposta efficace, che concretamente e quotidianamente ciascuno di noi può dare, e coltivare.

Questa è l’unica e l’ultima forma di resistenza che conosco.