La bellezza che ci circonda e in cui siamo immersi è una forza potente, in grado di portare tanti benefici concreti nella nostra vita: può consolarci, curarci, ispirarci, può portare valore, qualità, profondità e significato nella nostra quotidianità e nelle nostre relazioni.
Non perdere la chiave!
La chiave di accesso a questo tesoro di bellezza è la meraviglia, cioè la nostra capacità di stupirci, di guardare, di cercare, di incuriosirci, di coltivare il bello e di spenderci personalmente per proteggerlo e farlo crescere.
Se perdiamo la chiave della meraviglia, il tesoro della bellezza diventa inaccessibile. Quando nella nostra vita subentra l’indifferenza, l’apatia, l’alienazione, la paura, spesso è perché abbiamo perso la chiave della meraviglia e, con essa, la bellezza del vivere.
Nel libro Una Cieca Bellezza, fin dalle prime pagine, abbiamo cercato di chiarire un possibile equivoco: non intendiamo la neraviglia come un atteggiamento “buonista” o ingenuo o di puro stupore estetico. No, la meraviglia è una cosa molto seria e pratica, è ciò che può fare la differenza tra una vita di qualità e una vita vuota, è una capacità che è in grado di sostenerci anche nei momenti più drammatici, che può farci rialzare e ricominciare anche in mezzo alle “macerie”.
Una pratica “salvavita”
Ma la meraviglia va coltivata e praticata costantemente: sono convinta che così come andiamo in palestra per allenare i muscoli, altrettanto dovremmo allenare la nostra capacità di meraviglia, così come ci laviamo quotidianamente, altrettanto dovremmo praticare l’ “igiene” della meraviglia. Le pratiche di meraviglia, a mio parere, sono importanti quanto i farmaci salva-vita, perché una vita senza meraviglia è una vita “malata”.
Il Principe Myskin – il meraviglioso protagonista del romanzo L’idiota di Dostoevskij – si chiede:
“Che cos’è il mio dolore e la mia sventura se ho la forza di essere felice? Sapete, io non capisco come si possa passare davanti a un albero e non essere felici di vederlo, parlare con un uomo e non essere felici di amarlo! Oh, io non mi so esprimere… ma quante cose belle s’incontrano a ogni passo, che anche l’uomo piú degradato trova magnifiche! Guardate un bambino, guardate l’aurora, guardate l’erbetta che cresce, guardate gli occhi che vi guardano e vi amano…”
Già!, come è possibile ignorare tanta bellezza?
È possibile quando, purtroppo, si perde la meraviglia. E allora persino la bellezza della natura, dell’umanità e del mondo a cui apparteniamo, smette di toccarci e di coinvolgerci.
Dovremmo fare come suggerisce il Principe Myskin e raccogliere il suo accorato invito: “Guardate!”.
Guardare veramente è un’arte, che coinvolge non solo la vista, ma tutti i sensi, che coinvolge le emozioni e i sentimenti, che coinvolge la nostra relazione con il mondo, con gli altri e con noi stessi.
Un’arte di ben-esssere e ben-vivere che possiamo imparare e coltivare, per “onorare” la vita e l’umanità che è nostra.
(Scopri il percorso di sviluppo personale Una cieca bellezza, la meraviglia che nutre e che cura )