Il conflitto è parte delle relazionali umane, è un’esperienza che viviamo a livello personale nei nostri rapporti quotidiani, nella coppia, in famiglia, sul lavoro. Si esprime anche nelle organizzazioni, nelle comunità, fino alle guerre che purtroppo dilaniano i popoli.

Non si tratta di eliminare il conflitto dalla nostra vita, obiettivo probabilmente utopistico e irraggiungibile, ma di saperlo gestire in modo che non risulti ciecamente distruttivo o che possa persino risultare costruttivo ed evolutivo.

Sono arrabbiato ma ti voglio bene

Recentemente, navigando online, mi sono imbattuta in un video molto tenero: un uomo e una donna, evidentemente arrabbiati, probabilmente dopo un litigio, non smettavano però di mostrarsi piccoli segni di attenzione reciproca. Nonostante il silenzio, le tensioni, i volti imbronciati, le spalle voltate e tutti i comportamenti tipici del conflitto, esprimevano comunque gesti di cura e di affetto: a tavola si passavano il sale, seppur in silenzio; lei toglieva qualche briciola rimasta sul maglione dell’uomo, anche se con un gesto leggermente brusco; lui sul divano davanti alla TV si copriva con un plaid e poi lo apriva per coprire anche lei, pur senza staccare gli occhi dallo schermo; la donna beveva qualche sorsata da una lattina e poi gliela passava, benché senza uno sguardo e senza una parola.

Un video che intenerisce e fa sorridere perché è evidente che i due sono arrabbiati ma continuano ugualmente a volersi bene. Una bella rappresentazione di come sia possibile affrontare il conflitto in modo maturo e responsabile, senza perdere di vista l’affetto che continua a unire e che va preservato.

La paura delle ritorsioni

Uno degli aspetti più dolorosi nei conflitti personali è la tendenza a interrompere i gesti di gentilezza e di attenzione per l’altro, come se non ne fosse più degno. Capita che chi è arrabbiato ignori l’altra persona, infligga il silenzio oppure, al contrario, cerchi ogni pretesto per riattivare lo scontro; a volte smette di comportarsi nel modo usuale per creare disagio, interrompe gesti di gentilezza e di cura, o – peggio – cerca persino di danneggiare l’altro, in modo diretto o indiretto.

Si tratta a tutti gli effetti di piccole o grandi ritorsioni e in molti casi è proprio la paura delle ritorsioni che porta molte persone a temere il conflitto e ad assumere atteggiamenti accomodanti pur di evitarlo. Un atteggiamento accomodante e non conflittuale è generalmente positivo, ma se diventa una costante remissività dettata dalla paura finisce per danneggiarci, privandoci di tutte le opportunità del confronto con l’altro. Perché un confronto maturo e rispettoso, anche se ‘acceso’, può persino rafforzare e fare evolvere la relazione, con noi stessi e con gli altri, e rappresenta un’occasione di consapevolezza.

Cosa devo tutelare?

Nelle situazioni di conflitto mantenere l’attenzione per l’altro può richiedere un grande sforzo, ma è fondamentale per preservare il legame e per favorire una risoluzione positiva. Questo comportamento non solo dimostra maturità e responsabilità ma aiuta anche a mantenere un senso di dignità e di rispetto reciproco, elementi essenziali per la costruzione di relazioni significative.

Anche se siamo arrabbiati e ci sentiamo feriti, dovremmo comunque provare a chiederci se c’è qualcosa che, nonostante il conflitto, dovremmo assolutamente preservare.

Spesso è necessario preservare qualcosa che in prospettiva è più importante della nostra ferita immediata. Ad esempio, nella relazione con il partner potremmo voler comunque proteggere l’affetto profondo che ci unisce, con un amico magari una lunga storia di condivisione e vicinanza, con un collega la possibilità di continuare a lavorare in un clima collaborativo e proficuo.

Ciascuno, in base alla situazione e alla relazione specifica che sta vivendo, darà una risposta personale a questa domanda. Comunque, evitando ritorsioni e la degenerazione del conflitto, preserviamo almeno due cose molto importanti: il rispetto reciproco e la dignità, altrui e nostra.

Se facendoci questa domanda emerge che c’è qualcosa di importante da preservare – l’amore, l’affetto, l’amicizia, la collaborazione, un progetto, una storia – allora verso questo ‘qualcosa’ dovremmo sentirci responsabili e provare perciò a gestire il conflitto in modo responsabile.

Questo non significa eludere o fuggire dalle situazioni conflittuali, reprimendo se stessi, ma provare a stare nel conflitto se non in modo costruttivo, almeno in modo non distruttivo.

Insomma, se il vostro partner sta per uscire – come in quel video – con il maglione pieno di briciole, magari dategli una veloce spolveratina, anche se siete ancora arrabbiati.