ll cibo non è solo una fonte di nutrimento fisico; è anche una fonte di nutrimento emotivo, relazionale, sociale, culturale. È un elemento così ricco e affascinante, che non basterebbe una vita per esplorarne tutte le sfumature e valenze.

La mia passione per la ‘multidimensionalità’ del cibo viene da lontano: come counselor sistemico anni fa ho ideato il Laboratorio Il sapore di un ricordo, che focalizza l’aspetto emotivo e relazionale del nutrirsi; mi sono poi specializzata nel protocollo Mindfulness Eating, utile a sviluppare un atteggiamento di profonda consapevolezza anche verso l’alimentazione; sono stata per un breve periodo ristoratrice, ho gestito per tre anni un delizioso bistrot, il Bistro del Colibrì, dove abbiamo fatto tanta ‘sperimentazione’ culinaria e aggregativa.
Insomma, è un tema attorno cui ho fatto confluire tanta parte della mia formazione e passione.

Come ho spiegato in questo articolo, la pratica della mindfulness è molto più di semplici sessioni di meditazione. Può estendersi a tutta la nostra esperienza di vita, compreso il momento in cui ci sediamo a tavola per mangiare.

Quando ci immergiamo nella pratica della mindfulness durante i pasti, possiamo diventare consapevoli di questa complessità e ricchezza del cibo. Ci concentriamo su ogni morso, sperimentando il gusto, la consistenza, gli odori, i colori e la sensazione fisica del cibo mentre lo assumiamo e lo gustiamo. Invece di mangiare in modo automatico o distratto, diventiamo consapevoli di ogni aspetto della nostra esperienza, traendone maggior soddisfazione ed emozione.

Ma non dovremmo trascurare il racconto relazionale del cibo. Negli anni ho condotto tanti laboratori su questo aspetto e quanti ricordi, quanti sentimenti, quante emozioni hanno vissuto ogni volta i partecipanti! Quanti punti di vista nuovi sono riusciti a sviluppare, sulla propria famiglia di origine, su quella attuale, sulle amicizie e su se stessi.
Perché il cibo può raccontare tante storie, storie di relazioni e di sentimenti, di famiglie, di luoghi e di culture, sempre significative, mai banali.

Ecco perché alimentarsi non è solo mangiare ma è nutrirsi, nutrire il corpo, i sensi, le relazioni, la vita, il piacere, consapevolmente e amorevolmente.

La cucina di mia madre
Mia madre cucinava tutti i piatti contadini di Acquaviva
e li faceva sempre buonissimi,
mi chiedeva sempre: “Che vuoi per oggi, figlio?”
e sempre mi accontentava.
Ma non aveva manco bisogno di chiedere
perché qualsiasi cosa mi cucinasse
a me mi piaceva tanto.
Ora quella sua cucina manco esiste più,
altre ricette, altre visioni, altri almanacchi,
ma pure quando i miei figli ora
mi chiedono di cucinar loro qualcosa
io li accontento anche se fosse l’una di notte.
“Un po’ di patate fritte, papà”,
oppure “mi fai una cotoletta, papà?”.
Io non ci penso due volte,
e qualsiasi cosa io stia facendo io mi interrompo
e vado a servire i miei figli.
Se qualcuno mi vedesse mi prenderebbe
sicuramente per un pazzo
o chissà per che cosa o chi,
ma io semplicemente mi ricordo di mia madre
e facendo esattamente come faceva lei con me
a me mi sembra,
è questo certo è da pazzi,
mi sembra di farla vivere ancora un po’ anche adesso.
(Giuseppe D’Ambrosio Angelillo)

Il mio percorso ‘ Pratiche e Filosofia Mindfulness’