“Sentire il corpo di chi curiamo come un’estensione del nostro, sentire sulla pelle, nei muscoli, nelle ossa, il dolore o il sollievo di quella pelle, di quei muscoli, di quelle ossa. Saper decifrare una smorfia, un sorriso, un sospiro, un fremito, uno sguardo, un silenzio. Saper riconoscere nella fragilità non solo la vulnerabilità, ma anche la preziosità. Custodire fra le mani la vita di queste persone affidate, perché l’abbandono e l’indifferenza non la spengano.”
Un mio articolo su Superando, il primo di una rubrica fissa quindicinale sui temi del “prendersi cura”.
Buona lettura!
Uno “sporco lavoro”, ma anche un “gesto artistico”