Il Vangelo di questa domenica è un brano “famoso”, che mi ha sempre sconcertato.
Gli apostoli chiedono a Gesù: “Accresci in noi la fede!”. E Gesù risponde: “Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: ‘Sràdicati e vai a piantarti nel mare’, ed esso vi obbedirebbe”.
L’ ho sempre considerata un’iperbole misteriosa, un miracolo soprannaturale, che non aveva nulla da dire a una “razionalista” come me.
Il finale poi lo trovavo proprio inaccettabile: un servo che, dopo aver lavorato nei campi, rientra a casa e si mette a servire a tavola il padrone, senza nemmeno un ringraziamento, e solo dopo aver servito può mangiare.
E Gesù conclude: “Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: ‘Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare’”.
Parole a cui appiccicavo una lettura “politica”, di sfruttamento dell’uomo sull’uomo e di sottomissione degli oppressi, che non potevo accettare. Perché servire lo consideravo umiliante.
Poi succede che il tempo spieghi, se si ha un po’ di pazienza. Mia figlia Ilaria mi ha spiegato, lei che è maestra di pazienza.
Da diciannove anni mi prendo cura di lei. Non c’è riposo, non c’è stipendio, non c’è riconoscimento, solo fatica quotidiana.
E in cambio “solo” un sorriso, e il suo benessere, la sua piccola vita che prosegue quando tutti dicevano che ci avrebbe lasciato presto.
Succede che il tempo e una figlia fragile ti spieghino, e io, anno dopo anno, faticosamente ho cominciato a capire.
Che avere fede significa avere fiducia.
In Dio, per chi è credente, o nella vita (e chissà che non siano poi la stessa cosa).
Fiducia che anche la fragilità e il buio abbiano un senso, custodiscano un dono.
E il dono non è ricevere ricompense o ringraziamenti, ma è prendersi cura di ciò che si ama e vederlo semplicemente vivere.
Mettersi a servizio non è rassegnazione, non è sottomissione, è onorare la vita.
Piccola vita benedetta, fatta di sorrisi, di sospiri, di lacrime, di pelle, di odori, di baci, di sguardi.
Non è necessaria una fede grande, non è la quantità ma la qualità, l’intensità, la dedizione. Ne basta un granello di senape, per fare “muovere gli alberi”, per fare accadere questo miracolo quotidiano.
Coltivare il nostro granello, come possiamo, come riusciamo, nutrendolo con umile cura, per servire il miracolo di un sorriso, di un sospiro, di una lacrima, della pelle, di un odore, di un bacio, di uno sguardo.
Metterci mani, testa e cuore, per fare semplicemente quanto dobbiamo fare: il nostro dovere di esseri umani. È questa la ricompensa, e la liberazione.
In questo Vangelo quotidiano che a volte non capisco, che spesso mi affatica, che a tratti mi sconcerta, ma che comunque parla anche di me, di noi.
E di quei tanti, commoventi, umanissimi servi inutili, che gratuitamente fanno fiorire la vita e il divino.
Il tuo sguardo profondo mi fa sempre stare meglio. La tua forza e la tua umanità sono insegnamenti preziosi. Grazie
Grazie Mara ❤️, ma siamo solo “servi inutili”, pure io 😊